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Categoria Salute e benessere bambini

Bambini e dolore: un software di riconoscimento facciale permetterà di riconoscerlo

Published by
Valentina Colmi

bambini e dolorebambini e dolore


Un software può riconoscere le emozioni umane? Un computer può capire se un bambino sta soffrendo e addirittura dirci quanto sta soffrendo? A quanto pare sì. Lo dice una ricerca della San Diego School of Medicine dell’Università della California che ha dimostrato la validità di un nuovo metodo di misurazione dei livelli di dolore in ambito pediatrico.

In pratica si tratta di un nuovo software di riconoscimento facciale che riconosce le espressioni relative al dolore e attribuisce loro un grado su una scala prestabilita. Solitamente in paziente non pediatrici il medico chiede di attribuire un valore al dolore provato in una scala da zero a dieci. Molti medici però sono d’accordo sul fatto che i bambini, soprattutto se sotto i 5 anni non sono del tutto affidabili quando viene chiesto loro di rispondere alla stessa domanda poiché non hanno ancora sviluppato le giuste capacità cognitive e concettuali per ragionare in quei termini.

Ora questo software dovrebbe risolvere il problema e fornire ai medici un chiaro e affidabile quadro del dolore provato dal piccolo paziente, un dato fondamentale per far stare meglio i bambini e per dare loro cure adeguate e tempestive che possano lenire il dolore provato. La ricerca ha preso in considerazione 50 bambini dai 5 ai 18 anni che avevano subito l’intervento di appendicectomia filmando le loro espressioni facciali in 3 visite post-operatorie (dopo 24 ore, dopo 48 e dopo 2 settimane dall’intervento). Il software ha poi raccolto i dati delle espressioni facciali combinandoli con i dati inseriti dai medici, i valori stimati dai pazienti e dai genitori. I risultati sono stati eccellenti perché il software ha riportato dati molto affidabili e accurati in linea con quanto riportato dai pazienti stessi e stimato dai medici.

Questo esperimento apre le porte ad un’analisi più accurata del dolore dei nostri bambini e permetterà una volta integrato nei protocolli medici cure più adeguate e tempestive.

E voi unimamme cosa ne pensate?

(Fonte: university of california)

Valentina Colmi

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