Quando i genitori notano per la prima volta un tic nel proprio figlio, è naturale che si accendano dei campanelli d’allarme.
Questi piccoli e rapidi movimenti o suoni, tuttavia, non dovrebbero essere immediatamente associati a una patologia grave. I medici li descrivono come atti motori o vocali ripetitivi, improvvisi e molto rapidi, caratterizzati da una mancanza di continuità nella loro presentazione: possono essere assenti per parte della giornata e poi intensificarsi in altri momenti.

I tic sono facilmente riconoscibili perché si ripetono secondo un modello fisso e prevedibile. Esempi comuni includono lo sbattere delle palpebre, l’arricciare il naso, alzare la spalla o emettere suoni come per pulirsi la gola. Queste manifestazioni possono accompagnare la crescita del bambino per settimane o mesi.
Questo fenomeno colpisce soprattutto i maschi in età scolare. Spesso i bambini non si rendono conto di avere un tic o sentono l’urgente bisogno di compiere questi movimenti senza poterli controllare volontariamente. È importante sottolineare che questi bambini sono sani e non hanno necessariamente sofferto di malattie neurologiche né assunto farmaci stimolanti.
L’impatto dello stress sui tic dei bambini
Prendiamo ad esempio il caso di un bambino che chiameremo Marco che ha recentemente cambiato casa e città ed è stato lontano dai genitori per alcuni mesi. Situazioni stressanti come queste possono intensificare o prolungare nel tempo i tic. Lo stress infatti non è una malattia ma una normale risposta del corpo a uno stimolo ambientale che comporta cambiamenti ormonali, immunitari, circolatori e mentali.

Un adulto può superare facilmente molti momenti di stress grazie all’esperienza accumulata nel corso degli anni; un bambino invece può esprimere la tensione dell’adattamento a nuove situazioni attraverso un tic. Questa manifestazione rappresenta quindi semplicemente uno stato di tensione in un bimbo che sta crescendo.
È fondamentale comprendere che rimproverare il piccolo o costringerlo a controllare i suoi tic non farà altro che aumentarne la tensione e potrebbe persino prolungarne la durata.
Esistono anche forme più complesse di tic che includono comportamenti articolati come saltare, fare giravolte o ripetere sillabe e parole. La persistenza di queste manifestazioni definisce disturbi specifici come la sindrome di Tourette.
Alcuni ricercatori hanno ipotizzato che certi tipi di tic possano essere scatenati da infezioni specifiche attraverso meccanismi immunitari particolari; tuttavia, questa teoria rimane controversa e priva al momento di conferme scientifiche definitive.
Ritornando al nostro esempio, Marco è un bambino sano con dei semplicissimi tic transitori che non indicano alcuna patologia neurologica o psicologica da trattarsi con terapie specifiche. I genitori devono quindi impegnarsi ad offrire sostegno positivo ai propri figli evitando rimproveri o mortificazioni per qualcosa fuori dal loro controllo diretto.
Nonostante ciò, se il tic diventa persistente al punto da influenzare significativamente l’umore del bambino o le sue relazioni sociali potrebbe essere necessario consultarsi con il pediatra per valutare insieme eventualità terapeutiche appropriate.