Nel vasto universo dei miti legati all’infanzia e alla genitorialità, uno dei più radicati e controversi riguarda il pianto dei neonati.
Secondo una credenza popolare, lasciar piangere i bambini sarebbe benefico per lo sviluppo dei loro polmoni. Ma è davvero così?
La scienza e l’esperienza pediatrica smentiscono categoricamente questa teoria, rivelando come tale convinzione possa essere non solo infondata ma potenzialmente dannosa.
Il primo vagito di un neonato è indubbiamente un momento carico di emozioni: segnala il passaggio dalla vita intrauterina a quella esterna, con il piccolo che inizia a respirare autonomamente.
Questo primo respiro, sebbene possa sembrare traumatico per il bambino come descritto da Leboyer nel suo “Per una nascita senza violenza”, rappresenta un processo naturale e necessario. Tuttavia, dopo questo momento iniziale, l’idea che il pianto continui ad avere effetti benefici sui polmoni del neonato non trova alcun riscontro scientifico.
Contrariamente a quanto suggerisce il mito popolare, piangere non “apre” né migliora la funzionalità polmonare nei neonati. Anzi, interpretare il pianto esclusivamente come un fenomeno fisiologico ignora la sua principale funzione comunicativa. I neonati piangono per esprimere bisogni primari: fame, freddo o semplicemente la necessità di attenzione e confort.
Lasciare piangere i bambini senza intervenire può avere ripercussioni negative sul loro benessere emotivo e psicologico. Il pianto è l’unica forma di comunicazione diretta che i neonati hanno a disposizione; ignorarlo sistematicamente potrebbe portarli a sentirsi insicuri e meno protetti nell’ambiente che li circonda.
È importante sottolineare che ogni bambino ha le proprie peculiarità: alcuni possono calmarsi relativamente facilmente dopo aver espresso un disagio attraversando brevi episodi di pianto; altri invece potrebbero avere maggior bisogno della presenza rassicurante degli adulti per ritrovare serenità. In questo contesto diventa fondamentale imparare a interpretare le diverse sfumature del pianto infantile al fine di rispondere adeguatamente ai bisogni del piccolo.
Quando si tratta della gestione del pianto nei neonati, non esiste una regola universale applicabile a tutti i casi; tuttavia alcune linee guida possono risultare utili: cercate prima di tutto di soddisfare le necessità basilari (come fame o cambio del pannolino), provate poi tecniche dolci per calmare il bambino (come cullarlo o cantargli una ninna nanna) ed infine se sentite che la situazione vi sta sopraffacendo non esitate a chiedere supporto ad altri membri della famiglia o amici fidati.
È essenziale abbandonare vecchi miti privi di fondamento scientifico come quello secondo cui “piangere fa bene ai polmoni” dei neonati ed avvicinarsi con sensibilità ed empatia alle reali esigenze dei nostri figli durante questi momenti delicati della loro vita. Essere genitori significa anche questo: imparare continuamente dai nostri bambini e crescere insieme a loro nel rispetto delle loro individualità.
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